(dalla rete) Una vacanza solidale è un’occasione di viaggio, di conoscenza e di aiuto.
Con Humana è possibile trascorrere qualche settimana in Mozambico, vicino a Nacala dove sono attivi un centro per bambini di strada, una scuola professionale, una scuola magistrale, ed il TCE, mirato alla prevenzione HIV/AIDS. I partecipanti al programma hanno modo di contribuire alle attività svolte quotidianamente dagli operatori locali, interagendo con le comunità coinvolte. Si tratta senza dubbio di un’esperienza intensa, di grande crescita ed arricchimento reciproco. Per informazioni: info@humanaitalia.org o vai sul sito www.humanaitalia.org.
Non sono una ONLUS, si descrivono così "Projects Abroad è una delle prime organizzazioni a livello internazionale che lavora per garantire esperienze di volontariato e di stage all’estero a tutte le persone che desiderano mettere a disposizione le loro competenze e realizzare esperienze umane di elevato spessore e qualità." Leggi di più su www.projects-abroad.it.
In Italia cercate anche su http://chiesaumbra.terniblog.it/2010/06/12/caritas-umbria-vacanze-solidali/
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(da Ilsole24ore) Il volontariato sta diventando merce preziosa per gli imprenditori. Crescono ancora le quotazioni del volontariato d'impresa, che consiste nel coinvolgere i dipendenti in una o più giornate "spese" a favore del no profit e retribuite come lavoro.
Una conferma viene dal quarto rapporto sull'impegno sociale in Italia, realizzato da Swg per l'Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione, presentato a Roma giovedì scorso. Secondo l'indagine, su un campione di 800 aziende con più di 100 dipendenti, quelle che nel 2009 hanno utilizzato l'invito ai lavoratori a partecipare a iniziative sociali come strumento primario per la diffusione dei principi di responsabilità sociale sono il 16,7% (rispetto al 16,2% del 2007). E per il 54,3% (contro il 53,4% del 2007) degli intervistati la possibilità di coinvolgimento conta molto per determinare la validità di un progetto sociale.
Probabilmente sui numeri influisce anche la crisi, che ha accentuato il bisogno di comunicazione e coesione interne e che rende una priorità per l'impresa mostrare il suo impegno sociale e aumentare l'apprezzamento e il riconoscimento dei propri dipendenti nel marchio.
All'Unicef, che da anni utilizza il meccanismo delle giornate di piazza in cui i lavoratori delle aziende interessate partecipano alle campagne della Onlus, arrivano le proposte più varie.
«Il fenomeno è crescente negli ultimi anni, anche in questo momento di crisi in cui le stesse donazioni diminuiscono di valore – spiega Annita Di Donato, responsabile Corporate partnership per Unicef Italia –. Le richieste sono diversificate: noi abbiamo elaborato un portafoglio di proposte ad hoc. Otto anni fa si rivolgevano a noi per queste iniziative in media una volta ogni due anni, ora capita circa una volta al mese. C'è anche chi, non volendo o non potendo retribuire i manager con altri benefit, sceglie di attribuire questi premi valoriali».
Diverse aziende fanno decidere ai lavoratori a che progetto aderire, altre propongono una campagna in collaborazione con una singola associazione.
Fondazione Sodalitas, che ha realizzato un archivio di best practice, segnala la società di servizi Kpmg Italia. Qui due diverse survey tra i dipendenti hanno evidenziato il bisogno di un maggior coinvolgimento dell'impresa nel sociale e indicato le aree di interesse per le azioni di responsabilità sociale. Risultato finale: su 3mila dipendenti a cui è stata data l'opportunità di impegnarsi per una giornata di volontariato, 745 hanno aderito, realizzando 24 progetti con 21 diverse associazioni, anche queste scelte con il contributo di soci e dipendenti. In queste circostanze determinante per l'azienda è il legame con la comunità e il territorio.
(da Ilsole240re) L'impiego delle risorse da parte delle organizzazioni no profit sta diventando di anno in anno più efficiente. Lo attestano i risultati di un'indagine condotta dall'Istituto italiano della donazione sugli enti iscritti (un campione di 53 associazioni, delle quali 16 classificabili come piccole, 25 medie e 12 grandi), presentata la settimana scorsa a Roma e riferita agli ultimi tre consuntivi disponibili.
Secondo i ricercatori dell'Iid le Onlus destinano, in media, il 78,9% delle entrate alle finalità di missione, il 9,4% a costi legati a promozione e raccolta fondi e il restante 11,7% alle spese di struttura. «Un dato molto confortante – commenta Franco Vannini, consigliere delegato dell'Istituto – se si considera che i valori negli anni risultano tutti in costante progresso. Inoltre, se nel 2006 per raccogliere un euro erano necessari 26 centesimi, già nel 2008 ne bastavano 18, quindi è migliorato anche l'indice di efficienza nel reperimento dei fondi».
Più variegato il quadro della situazione in base al settore di attività. Le aree del contrasto all'emarginazione e della salute presentano costi di struttura più elevati della media (rispettivamente il 13,5% e il 12%), mentre più lieve è l'incidenza di questa voce (10,3%) tra le Ong, le organizzazioni non governative di cooperazione internazionale. Va, però, segnalato che gli oneri logistici impiegati all'estero vengono fatti rientrare tra le finalità di missione. Analogamente, l'analisi per dimensione economica dimostra che le organizzazioni più grandi riescono a realizzare economie di scala, così riducendo i costi di struttura e di raccolta, mentre le piccole soffrono maggiormente, sia pur di poco.
Un'ulteriore distinzione viene introdotta con riferimento alle fonti di finanziamento prevalenti: le organizzazioni che attingono a fondi pubblici vantano minori oneri di raccolta, mentre quelle che si rivolgono solo a privati investono per questa voce il 13,1% delle entrate. Le Onlus di tipo misto presentano una più marcata incidenza dei costi di struttura (il 15,9% del totale), dovendo sostenere sia le funzioni di fundraising, sia l'area delle convenzioni con enti pubblici.
L'obiettivo principale è la creazione di gruppi di volontari che agiscano sul territorio per promuovere il tema dell'adozione internazionale fornire supporto, informazioni e raccogliere fondi in favore dell'associazione EnzoB. Il volontario di EnzoB HA UNA RESPONSABILITÀ' – sensibilizzare le persone sui temi e le le attività dell'associazione e attivarsi per le varie iniziative – HA UN OBIETTIVO – partecipare alla crescita di EnzoB e contribuire alla realizzazione della sua missione -
Ma soprattutto HA UNA VARIETÀ' DI INTERVENTI DA SCEGLIERE PER RACCOGLIERE FONDI - Lettere di compleanno, Sostegno A Distanza, promuovere i pacchi Natalizi solidali, partecipare alle lotterie di EnzoB, metter su i banchetti per Halloween Aid nelle varie città, organizzare concerti, feste, partecipare alle fiere locali con un banchetto.
Primo appuntamento il prossimo 2 luglio, come data per la formazione dei volontari che faranno lo sportello informativo nelle sedi di Goito e Roma e che si dedicheranno alla raccolta fondi.
Diventa volontario anche tu: registrati sul sito di UnoPerTutti e inviaci un'e-mail oppure entra direttamente in contatto con l'associazione. Manchi solo tu !
(da Voceditalia) Milano – Laura Pausini, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Elisa e Giorgia hanno voluto dare vita ad un'associazione non profit che sviluppa progetti di solidarietà attraverso la musica, e l’arte in generale. La prima iniziativa della Madraxa (che è l’acronimo di MADRine Amiche X l’Abruzzo) è il doppio DVD “Amiche per l’Abruzzo” che racconta l’evento di San Siro e i cui proventi si andranno ad aggiungere a quanto raccolto, oltre un milione di euro, in occasione del concerto dello scorso anno.
La lavorazione del dvd ha richiesto tempi molto lunghi per l’ottimizzazione delle performance di ciascuna cantante e tutta la produzione artistica è stata curata personalmente da Laura Pausini – che all’interno di Madraxa ricopre la carica di Presidente – nello studio di registrazione di sua proprietà a Castebolognese, messo a disposizione gratuitamente per ospitare la postproduzione della maggior parte delle esibizioni. In oltre quattro ore sono state raccolte più di 50 brani, con tutte le performance delle cantanti che hanno partecipato all’evento di San Siro e che hanno voluto regalare le loro canzoni più famose.
Per la vendita sono stati siglati tre accordi economici finalizzati alla raccolta fondi: con Warner nei canali di vendita tradizionali, con Ticketone per la vendita del dvd sul web, e con Panini, la storica casa di Modena, leader mondiale nella produzione delle figurine, che per la prima volta firma un accordo di questa portata nel mondo dello spettacolo mettendo a disposizione i suoi 35 mila punti vendita.
Per l’uscita sul mercato italiano, è stata fissata la data del 22 giugno mentre per la presentazione è previsto un evento televisivo in collegamento con tre piazze italiane.
(da Brescia oggi) Un drappello di bresciani, coordinato dal cuore e sostenuto dalla generosità di tanti, ha costruito e donato alla Guinea Bissau (piccolo, poverissimo e tormentato Paese sulla costa atlatica del centro Africa) un ospedale attrezzato, cioè completo e in grado di assicurare cure e interventi chirurgici.
Nei giorni scorsi i massimi dirigenti delle organizzazioni che si sono caricate il peso dell'operazione (il Rotary Club Vittoria Alata, che in diversi anni di impegno ha raccolto e donato oltre 250 mila euro, la Onlus Poliambulanza Charitatis Opera e altre due organizzazioni non governative) sono volati nella capitale Bissau per partecipare all'inaugurazione delle opere e consegnarle definitivamente alla Diocesi e, suo tramite, alla gente.
La notizia, come tante che appartengono al filone della generosità e della solidarietà, potrebbe chiudersi qui. Ma l'Africa in questi giorni è al centro delle attenzioni dei media globali, grazie al campionato mondiale di calcio, il primo mondiale africano: in Sudafrica, la nazione lambita da tre oceani e adesso onorata dai tifosi di tutto il mondo, si celebrano nell'occasione sedici anni di libertà e di accettabile convivenza (è ancora problematico definirla «pacifica») tra bianchi e neri. Toccò a Nelson Mandela, che oggi è da tutti considerato «padre della patria», chiudere il passato e consegnare il Suo Paese alla storia nuova del mondo.
PURTROPPO PER L'AFRICA, benché il vento della libertà soffi sempre più forte, di Sudafrica c'è soltanto quello che oggi si confronta con il calcio mondiale. Tutto il resto vive di stenti, di colonizzazioni più o meno palesi, di guerre silenziose e nascoste, di violenze che si consumano anche dove è più evidente la natura umanitaria e amorevole degli aiuti portati. In Africa si muore per fame e sete, per malattie che da noi sarebbero curate con un semplice analgesico… Non solo: in Africa prevalgono ancora poteri che alla terra chiedono soltanto di partorire petrolio, pietre preziose, materie pregiate e pericolose (l'uranio, per esempio) e al popolo affamato promettono brioches invece di pane. La Guinea Bissau, in particolare, tanto piccola da entrare nelle cronache solo in occasioni di rivolte e di stravolgimenti politici violenti, non conosce ancora il vento della libertà e della democrazia. Vive con le briciole, perché nonostante la consistenza, tali restano gli aiuti umanitari, la carità dei missionari, le generosità di associazioni e organizzazioni internazionali.
IL PROGETTO portato a compimento dai bresciani riguarda l'ospedale pediatrico fondato da padre Ermanno Battisti, missionario del Pime di origine trentina.
Padre Ermanno aveva iniziato l'opera contando sul sostegno di tante «anime buone» e sulla convinzione che all'insufficienza degli aiuti avrebbe sicuramente posto rimedio la Provvidenza. Qualche anno fa bussò alla porta dei bresciani e la trovò spalancata. Proprio in un ospedale bresciano, alla Poliambulanza, due dei ragazzi che lui aveva spedito in Europa per laurearsi in medicina (200 inviati, 180 laureati prima di rientrare in patria) stavano lavorando: uno in chirurgia, l'altro in pediatria. Fu il dottor Augusto Barbosa, impegnato in chirurgia, a parlare del suo Paese e dei progetti di padre Ermanno al professor Giovanni Morandi, responsabile dell'Unità Operativa di Chirurgia generale, cuore generoso e solidale oltre che socio, più tardi anche presidente, del Rotary Vittoria Alata di Brescia. Morandi trovò immediata accoglienza e solidale partecipazione all'idea di aiutare quello sconosciuto missionario trentino impegnato in Guinea Bissau, dalla Poliambulanza e dal suo Rotary.
Da quel sodalizio è sgorgato il fiume di aiuti che nei giorni scorsi ha permesso ai bresciani di arrivare a Bissau e di consegnare al vescovo della Diocesi, proprietaria a tutti gli effetti della struttura, un ospedale perfettamente funzionante. Un ospedale che alle sale di degenza, agli ambulatori, ai laboratori di analisi aggiunge «un blocco operatorio e una radiologia che rendono la struttura protagonista di primo piano dell'offerta sanitaria a Bissau», come ha scritto il professor Morandi raccontando il progetto sulle pagine della rivista delle Ancelle della Carità.
Dal 28 maggio al 3 giugno tre soci del Rotary Club Vittoria Alata (con il presidente Roberto Rezzola, c'erano Giovanni Moranti – che è anche il chirurgo della Poliambulanza cui va il merito dell'operazione – e Alessandro Paglia), tre medici (Valentino Prandini, Augusto Barbosa e Elena Franceschetti), due infermiere caposala (Gabriella Bonometti e Piera Bonomi) e due tecnici (Adriano e Bruno) della Poliambulanza sono stati ambasciatori in Guinea Bissau della generosità dei bresciani.
Il primo giugno, nella più schietta tradizione africana, si è svolta la solenne e lunghissima cerimonia di inaugurazione e di consegna delle opere realizzate. In tutto cinque ore ininterrotte di discorsi, sorrisi, scambi di attestati, benemerenze e ricordi, insieme a canti e balli interminabili e suggestivi. Tutto questo alla presenza del vescovo della diocesi di Bissau e delle autorità arrivate in rappresentanza della presidenza, del Governo e del Municipio della capitale.
«PER NOI – hanno spiegato i rotariani di ritorno dalla mission – sono stati giorni in cui le emozioni hanno spesso rubato spazio alle ragioni. Ci siamo resi conto dei bisogni immensi di quella porzione d'Africa e della grandiosità dell'opera intrapresa e portata a termine. E' stata, per tutti, una grande e bella soddisfazione. Certo, molto resta da fare. Chissà…».
Laggiù, in un Paese tra i più disperati del mondo, da oggi c'è una pianta che promette buoni frutti. E' stata piantata da bresciani generosi e coraggiosi. Ora bisogna aiutarla a crescere. Soprattutto perché, come recita lo slogan dei campionati di calcio, adesso «c'è un po' d'Africa in tutti noi».