(da wommi) http://www.charitywater.org/ Il Word Of Mouth e i Social media sono molto più che Facebook, Twitter e YouTube. Il passaparola esisteva già prima della New media revolution. Uno dei settori che si sono sempre basati sulla forza dello scambio tra i singoli è quello dell’attivismo sociale, ma sono poche le organizzazioni no profit che riescono a impostare una strategia rigorosa e un approccio “aziendale” come ha fatto charity: water. La loro straordinaria abilità nel creare passaparola che si tramuta in azioni concrete a proprio favore li ha portati risultati stupefacenti.
L’ideatore e lo staff di charity: water ha realizzato un lavoro eccellente nel pensare e nel mettere in pratica ogni singolo dettaglio della strategia di comunicazione. L’impatto visivo del sito web è notevole: attraente, innovativo e ben navigabile. La sezione press, ad esempio, potrebbe essere presa a modello per insegnare il concetto di Press office 2.0: immagini, racconti, video e rassegna stampa web e carta stampata sono disponibili e facilmente consultabili. Ogni evento e iniziativa che coinvolge charity: water è stato valorizzato con contributi audio-video e iconografici.
Vi proponiamo tre indicazioni per chi si trova a gestire una campagna di fundraising via Social media:
- Facilita la condivisione (sharing). Per attivare il passaparola online considera che hai a disposizione pochi istanti decisivi in cui ciascun utente decide se condividere la tua causa o navigare oltre. Spesso lo fa svogliatamente o sovrappensiero. Perciò devi inserire bottoni grandi e semplici tra cui “Condividi su Facebook” e “Twitter” che favoriscano lo sharing dei fan sui rispettivi network.
- Facilita le possibilità di supportare la causa attraverso azioni concrete. Charity: water vende una gran quantità di gadget: T-shirt, bracciali, cravatte e bottiglie d’acqua che i fan possono comprare sia per supportare economicamente la causa che per passare parola offline e aumentare la consapevolezza nel pubblico.
- Facilita il coinvolgimento degli amici. Con una donazione di 20 dollari – sufficienti per assicurare acqua potabile ad una persona per 20 anni – i fan di charity: water possono inviare delle e-card ai propri amici e/o famigliari, che a loro volta sceglieranno il paese a cui destinare il 100% del denaro speso per la donazione. Il regalo di per sé diventa un modo molto bello di coinvolgere il destinatario che si sentirà ancora più felice nel ricevere il dono.
(da Borsaitaliana) Fondazione Cariplo è la prima in Europa a aprire un fondo di microcredito indirizzato agli investitori del no profit.
Le sottoscrizioni del fondo, promosso da Polaris, termineranno nel settembre 2011.
Microfinanza1, questo è il nome del fondo, si pone come obbiettivo quello di focalizzarsi principalmente su due aree di investimento: l’80% del capitale accumulato verrà impegnato in fondi che concedono prestiti a istituzioni di microcredito, mentre il restante 20% sarà investito in fondi di private equity che partecipano a istituzioni di microcredito.
(da Giovani ACLI) Mercoledì 14 Luglio alle ore 18.00 ci vediamo in Sede provinciale (Via Prospero Alpino 20 – zona Garbatella) per pianificare la nostra rutilante attività del prossimo anno. Il 2010-2011, anche grazie all´apertura del nostro nuovo bellissimo Centro GPII a Via del Corso, con annesso pub, verterà sostanzialmente su questi ambiti:
- Volontariato
- Formazione cristiana con esperienze sul campo alla cittadinanza attiva e alla politica
- Collaborazione alla gestione del pub (organizzazione concerti, spettacoli, etc…)
- Avviamento al lavoro in ambito sociale
- Campo finale associativo
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(da Ilsole24ore) Il volontariato sta diventando merce preziosa per gli imprenditori. Crescono ancora le quotazioni del volontariato d'impresa, che consiste nel coinvolgere i dipendenti in una o più giornate "spese" a favore del no profit e retribuite come lavoro.
Una conferma viene dal quarto rapporto sull'impegno sociale in Italia, realizzato da Swg per l'Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione, presentato a Roma giovedì scorso. Secondo l'indagine, su un campione di 800 aziende con più di 100 dipendenti, quelle che nel 2009 hanno utilizzato l'invito ai lavoratori a partecipare a iniziative sociali come strumento primario per la diffusione dei principi di responsabilità sociale sono il 16,7% (rispetto al 16,2% del 2007). E per il 54,3% (contro il 53,4% del 2007) degli intervistati la possibilità di coinvolgimento conta molto per determinare la validità di un progetto sociale.
Probabilmente sui numeri influisce anche la crisi, che ha accentuato il bisogno di comunicazione e coesione interne e che rende una priorità per l'impresa mostrare il suo impegno sociale e aumentare l'apprezzamento e il riconoscimento dei propri dipendenti nel marchio.
All'Unicef, che da anni utilizza il meccanismo delle giornate di piazza in cui i lavoratori delle aziende interessate partecipano alle campagne della Onlus, arrivano le proposte più varie.
«Il fenomeno è crescente negli ultimi anni, anche in questo momento di crisi in cui le stesse donazioni diminuiscono di valore – spiega Annita Di Donato, responsabile Corporate partnership per Unicef Italia –. Le richieste sono diversificate: noi abbiamo elaborato un portafoglio di proposte ad hoc. Otto anni fa si rivolgevano a noi per queste iniziative in media una volta ogni due anni, ora capita circa una volta al mese. C'è anche chi, non volendo o non potendo retribuire i manager con altri benefit, sceglie di attribuire questi premi valoriali».
Diverse aziende fanno decidere ai lavoratori a che progetto aderire, altre propongono una campagna in collaborazione con una singola associazione.
Fondazione Sodalitas, che ha realizzato un archivio di best practice, segnala la società di servizi Kpmg Italia. Qui due diverse survey tra i dipendenti hanno evidenziato il bisogno di un maggior coinvolgimento dell'impresa nel sociale e indicato le aree di interesse per le azioni di responsabilità sociale. Risultato finale: su 3mila dipendenti a cui è stata data l'opportunità di impegnarsi per una giornata di volontariato, 745 hanno aderito, realizzando 24 progetti con 21 diverse associazioni, anche queste scelte con il contributo di soci e dipendenti. In queste circostanze determinante per l'azienda è il legame con la comunità e il territorio.
(da Ilsole240re) L'impiego delle risorse da parte delle organizzazioni no profit sta diventando di anno in anno più efficiente. Lo attestano i risultati di un'indagine condotta dall'Istituto italiano della donazione sugli enti iscritti (un campione di 53 associazioni, delle quali 16 classificabili come piccole, 25 medie e 12 grandi), presentata la settimana scorsa a Roma e riferita agli ultimi tre consuntivi disponibili.
Secondo i ricercatori dell'Iid le Onlus destinano, in media, il 78,9% delle entrate alle finalità di missione, il 9,4% a costi legati a promozione e raccolta fondi e il restante 11,7% alle spese di struttura. «Un dato molto confortante – commenta Franco Vannini, consigliere delegato dell'Istituto – se si considera che i valori negli anni risultano tutti in costante progresso. Inoltre, se nel 2006 per raccogliere un euro erano necessari 26 centesimi, già nel 2008 ne bastavano 18, quindi è migliorato anche l'indice di efficienza nel reperimento dei fondi».
Più variegato il quadro della situazione in base al settore di attività. Le aree del contrasto all'emarginazione e della salute presentano costi di struttura più elevati della media (rispettivamente il 13,5% e il 12%), mentre più lieve è l'incidenza di questa voce (10,3%) tra le Ong, le organizzazioni non governative di cooperazione internazionale. Va, però, segnalato che gli oneri logistici impiegati all'estero vengono fatti rientrare tra le finalità di missione. Analogamente, l'analisi per dimensione economica dimostra che le organizzazioni più grandi riescono a realizzare economie di scala, così riducendo i costi di struttura e di raccolta, mentre le piccole soffrono maggiormente, sia pur di poco.
Un'ulteriore distinzione viene introdotta con riferimento alle fonti di finanziamento prevalenti: le organizzazioni che attingono a fondi pubblici vantano minori oneri di raccolta, mentre quelle che si rivolgono solo a privati investono per questa voce il 13,1% delle entrate. Le Onlus di tipo misto presentano una più marcata incidenza dei costi di struttura (il 15,9% del totale), dovendo sostenere sia le funzioni di fundraising, sia l'area delle convenzioni con enti pubblici.
A chi destinarlo? Scegliete tra le associazione del panel:
EnzoB cf 97542330010
Amnesty International cf 03031110582
Soleterre Strategie di pace cf 97329310151
Associazione PeterPan cf 97112690587
ACLI ROMA cf 80053230589
Non costa nulla e fa tanto bene !